Depressione e ansia al campus universitario

L'epidemia di salute mentale degli studenti

Depressione e ansia al campus universitario

Negli ultimi anni un’epidemia ha avvolto i campus universitari di tutto il mondo, e non stiamo parlando della pandemia dovuta al COVID-19. Rispetto a qualsiasi altra generazione di studenti universitari della storia, gli studenti attuali hanno più problemi di salute mentale che mai. Alcuni report suggeriscono che il 35% delle matricole nelle università americane soffre di disturbi d’ansia, e questa percentuale è aggravata dal fatto che quasi uno spaventoso 10% degli studenti ha preso in considerazione il suicidio nei dodici mesi precedenti. A partire dagli anni ‘50 i tassi di suicidi nei campus americani sono triplicati, ed attualmente il suicidio è la seconda causa di morte più comune tra gli studenti. Nel solo Regno Unito, ogni quattro giorni si suicida uno studente.

Ciò che fa ancora più paura, però, è la verità: questi non sono solo studenti universitari, ma giovani. La rivendicazione di ciò deriva dalle conclusioni di un report psichiatrico del 2008, che ha rilevato come i giovani in età studentesca che non frequentano l’università hanno la stessa probabilità di soffrire di un qualche tipo di disturbo psichiatrico dei loro colleghi universitari. Le persone che non frequentano l’università erano più propense ad automedicarsi con le droghe, mentre gli studenti universitari erano più a rischio di avere qualche tipo di disordine da abuso di alcol. Tra il campione iniziale composto da più di 43.000 partecipanti, quasi metà mostrava una corrispondenza ai sintomi di un disturbo psichiatrico. È evidente che tra i giovani esista una crisi per quanto riguarda la salute mentale, ma perché?

the student mental health crisis

Soldi, droga e (mancanza) di connessioni

Le cause di questa crisi sono varie e complesse. Il summenzionato studio del 2008 ha rilevato che sia tra i giovani adulti in età universitaria che nella popolazione in generale, la perdita di supporto sociale è un elemento determinante dell’incremento del rischio di un disordine psichiatrico. Un’altra, ovvia spiegazione relativa agli universitari può essere la pressione alla quale sono sottoposti gli studenti perché studino a lungo e duramente ed ottengano buoni risultati, problemi che si riflettono anche nella popolazione non studentesca sotto forma di instabilità del mercato del lavoro, preoccupazioni economiche e stress derivante dai classici lavori a tempo pieno. Dagli studenti non solo ci si aspetta che si occupino dei loro studi, ma anche che gestiscano lo stress derivante dallo stare lontani da casa, in un posto nuovo, catapultati in una comunità di completi sconosciuti con la preoccupazione di dover gestire  le loro finanze; preoccupazioni non dissimili da quelle dei giovani che cercano di acquistare la loro prima casa e trovare un lavoro dignitoso. Inoltre, in nazioni come Regno Unito e Stati Uniti, le tasse universitarie sono incredibilmente elevate: ciò significa che molti studenti vivono in condizioni di ristrettezze economiche e svolgono lavori part-time, ulteriori fonti di pressione.

Ma i fattori non finiscono qui. Le suddette fonti di stress sono cambiate poco nel tempo: anche mezzo secolo fa gli studenti si sentivano sotto pressione affinché ottenessero buoni risultati nei loro esami mentre immersi in un ambiente non familiare e potenzialmente solitario. Forse il carico finanziario era minore, ma (senza nulla togliere al suo ovvio impatto) questo non basta a spiegare l'enorme aumento dei disturbi. Un possibile fattore è l’apertura delle discussioni riguardanti la salute mentale: gli studenti sono più disposti a parlare dei loro problemi, e ciò porta a un maggiore numero di diagnosi che danno l’impressione di un’epidemia in corso. Ma anche questo non basta a spiegare i numeri. Anche tenendo conto delle potenziali disparità nelle statistiche, i campus universitari di tutto il mondo stanno comunque registrando un aumento proporzionale degli studenti che hanno bisogno di aiuto.

Forse il fattore più importante che è stato trascurato è lo stile di vita. Lo stress dell’università può influenzare i ritmi sonno-veglia, e dormire a sufficienza è essenziale per allontanare la depressione. Molti studenti mangiano male, non fanno attività fisica quanto dovrebbero e spesso consumano alcolici in grandi quantità, sia per lo stile di vita universitario in generale che come meccanismo di difesa. Alcuni provano le droghe, che possono diventare una vera croce, ed un elevato numero di studenti dichiara di sentirsi solo ed isolato. Coloro che hanno difficoltà nel creare nuovi rapporti di amicizia potrebbero risentirne molto più degli altri. Questi sono tutti importanti fattori che contribuiscono allo sviluppo di malattie mentali. Studi recenti, uno tra tutti quello del Dott. Steve Ilardi, hanno mostrato che, per esempio, l’Omega-3 è un acido grasso fondamentale per combattere la depressione, e che avere una cerchia sociale stabile e contatti sociali frequenti può fare miracoli. Restare chiusi in casa tutto il giorno studiando di fronte al PC di certo non aiuta, dal momento che la luce del sole è un fattore spesso trascurato che contribuisce al contrasto dei disturbi mentali.

Il Dott. Ilardi suggerisce un programma che comprende un esercizio fisico regolare, un circolo sociale stretto, adeguate dosi di Omega-3 e un numero sufficiente di ore di sonno ogni notte. I test hanno riportato un tasso di successo del 90% (successo giudicato in base al fatto che i pazienti non hanno subito ricadute nei 12 mesi successivi). Tuttavia, il suo programma è potenzialmente difficile da attuare se si considerano gli stress (e le pressioni) della vita universitaria. Le stesse università hanno la responsabilità di affrontare questo problema, non solo gli studenti. Purtroppo, queste istituzioni non sono minimamente preparate per gestirlo.

Il fallimento del sistema

La qualità e, soprattutto, la disponibilità delle cure psichiatriche varia da un'università all'altra; ma in generale è inadeguata. Un sondaggio condotto alla University of California, a San Francisco, ha suggerito che del 24% degli studenti depressi, solo il 22% si è avvalso di servizi di consulenza sulla salute mentale. Tre delle principali ragioni che gli studenti hanno dato per non utilizzare i servizi sono state il costo (28%), la mancanza di riservatezza (37%), e in cima alla lista la mancanza di tempo, con quasi la metà (48%) degli studenti che lo hanno dato come motivo per non aver usufruito dei servizi di supporto. Questi risultati suggeriscono non solo che i sistemi di cura della salute mentale finora implementati non sono accessibili agli studenti regolari, ma anche che il sistema universitario stesso, a un livello di base, non incoraggia né il dialogo aperto né la creazione di spazi in cui gli studenti possano prendersi cura della loro salute mentale.

Questi spazii, però, devono aprirsi immediatamente. Il discorso sulla salute mentale, e nello specifico, sullo stigma che ancora lo circonda, sta cambiando, ma non abbastanza velocemente. Uno studio del 2009 pubblicato nel Medical Care Research and Review condotto nei campus americani ha scoperto che il modo in cui gli studenti si sentivano giudicati dai loro coetanei non giocava un ruolo importante nel fatto che cercassero o meno aiuto; i loro sentimenti personali nei confronti di loro stessi erano decisamente più rilevanti. E questi sentimenti personali di colpa, vergogna o altro ancora che portavano le persone a chiudersi in se stesse e a sentirsi a disagio nel parlare della loro salute mentale dipendevano fortemente dall'identità. Alcuni gruppi erano molto più a rischio di stigmatizzare se stessi rispetto ad altri: in particolare i giovani asiatici, gli studenti di altre nazioni, e/o quelli più religiosi, soprattutto provenienti da famiglie meno abbienti. Nel Regno Unito gli uomini hanno la stessa probabilità di essere depressi come le donne, ma sono molto meno propensi a cercare aiuto, e una statistica ben peggiore evidenzia questo punto: il suicidio è la principale causa di morte degli uomini sotto i 45 anni, e gli uomini rappresentano i tre quarti dei suicidi nel Regno Unito. Queste statistiche sono destinate solo a peggiorare (e alcune persone soffriranno più di altre) se questi spazi nei campus non si apriranno a questo dialogo.

Soluzioni chimiche

In questi termini il problema sembra insormontabile; guarire i nostri giovani richiederà tempo, denaro e compassione da parte del governo, del sistema sanitario e delle università, così come un ripensamento da parte nostra del modo in cui vogliamo vivere la nostra vita. Fortunatamente, alcuni stanno cercando di trovare soluzioni prima del livello universitario. A New York, la Mental Health Association ha lanciato un programma di formazione online "aiutare gli educatori a prepararsi meglio a supportare la salute mentale degli studenti". Il programma ha lo scopo di aiutare gli insegnanti a comprendere i segni e i sintomi della salute mentale, e come essa possa influire sullo sviluppo dei giovani. Lo Stato di New York ha emanato una legge nel 2018 che ha reso obbligatoria nelle scuole una qualche forma di educazione alla salute mentale. Anche in India si stanno aprendo discussioni sulla stessa linea, con effetti positivi. A Mangaluru, l'équipe del District Mental Health ha iniziato a organizzare dei raduni per creare consapevolezza tra gli insegnanti e i genitori sui problemi di salute mentale, e ha implementato un sistema di linee telefoniche di assistenza che gli studenti possono chiamare se hanno bisogno di aiuto. Il dott. Ratnakar della équipe del District Mental Health ha detto “l'obiettivo primario della missione è quello di portare alla luce la paura che viene instillata nelle... giovani menti”: in altre parole, rimuovere lo stigma che circonda la malattia mentale. Questi tipi di programmi sono particolarmente efficaci perché cercano di mitigare il problema in giovane età, durante l’anno scolastico. C'è sempre il rischio, tuttavia, che questo tipo di imposizioni dall'alto possano essere strutturate e organizzate in modo approssimativo, persino di bassa qualità. In ogni caso, è un passo nella giusta direzione.

A livello universitario, ci sono misure necessarie da adottare per mitigare le conseguenze di questa epidemia. Le università dovrebbero promuovere stili di vita che favoriscano la salute fisica e mentale, visto il collegamento tra le due. Ciò significa fornire strutture adeguate sia per gli sport gratuiti che per quelli a basso costo, oltre a fare cose come non permettere agli studenti di rimanere in biblioteca tutta la notte per incoraggiare sane abitudini di sonno. Inoltre, un ambiente in cui si incoraggi a parlare di salute mentale dovrebbe essere una priorità. A parte questo, le università devono lavorare con i professionisti del settore sanitario per garantire che la consulenza e il supporto guidati da professionisti formati siano disponibili per gli studenti ogni volta che ne hanno bisogno. Questo accorcerebbe le liste d'attesa e garantirebbe il corretto percorso terapeutico per le persone che ne hanno bisogno. Questi servizi, altrettanto importanti, devono essere adeguatamente pubblicizzati. Troppo spesso i servizi di supporto agli studenti non sono resi noti agli studenti, il che significa che essi non si avvalgono dei servizi che potrebbero aiutarli nei loro studi e, nei casi più gravi, salvargli la vita. Questo vale soprattutto per i servizi di emergenza per chi è vicino al crollo mentale o sta pensando di togliersi la vita: questi servizi sono essenziali, e non possono essere risparmiati.

C'è una questione più seria che deve essere affrontata se vogliamo mitigare questo problema, e si ricollega alle ricerche del dott. Ilardi. Lo stile di vita moderno, o come lo definisce lui stesso, la nostra vita moderna “sedentaria, al chiuso, senza sonno, socialmente isolata, sovraccarica di fast-food e frenetica” favorisce le malattie mentali, in particolare la depressione. Se vogliamo diminuire la probabilità che le persone soffrano di malattie mentali, questo deve cambiare. Non si tratta solo di fornire assistenza sanitaria e parlare di terapia agli studenti; si tratta di un cambiamento fondamentale nel modo in cui interagiamo con il mondo che ci circonda, le cose che facciamo al nostro corpo e il modo in cui viviamo la nostra vita. Fino a quando non faremo questo, fino a quando non apporteremo questo cambiamento strutturale centrale, i tassi di depressione continueranno a salire, indipendentemente dal numero di psicologi disponibili per le sedute settimanali e da quanto la conversazione diventi destigmatizzata. Il problema va più in profondità del semplice discorso: arriva fino al nostro corpo, al cibo che ci mettiamo dentro, alle persone con cui interagiamo; in altre parole, alla nostra stessa chimica.

Se sei affetto da malattie mentali o problemi psichiatrici, qualunque essi siano, è essenziale parlare con un medico di base o con un professionista della salute mentale. Se stai pensando al suicidio, la maggior parte dei paesi ha una linea di prevenzione. In Italia, puoi chiamare il Telefono Amico al numero 02 2327 2327.